
Un abitante della Località di Luhwinja e di Burhinyi ha il coraggio di parlare e descrive lo stato di oppressione che la popolazione vive dall'inizio della guerra nel 1996. Gli oppressori di questa popolazione sono dei rwandesi, soprattutto Hutu, che abitano la foresta e dei congolesi che collaborano con essi. La testimonianza di quest'uomo lascia intravedere degli appoggi lontani e delle implicazioni internazionali.
Luhwinja e Burinyi sono due località situate al sud-ovest di Bukavu, nella provincia del Sud-Kivu. Sono costituite da colline verdeggianti e da una grande distesa di foresta. In questo paesaggio paradisiaco, la popolazione ha vissuto molto tempo pacificamente, dedicandosi all'agricoltura, all'allevamento del piccolo e del grosso bestiame e alla ricerca di minerali nella foresta. Era il bel tempo dove niente mancava
Oggi, a Burhinyi e Luhwinja, un gran numero di famiglie soffre la malnutrizione. Fa compassione constatare il cambiamento, a causa della mancanza di cibo, dell’aspetto degli uomini e delle donne, in passato molto dinamici. Sembra lontano il tempo quando gli abitanti di Burhinyi fornivano alla popolazione di Bukavu l'essenziale della sua alimentazione (manioca, banane, patate, zucche, fagioli…). C'è da soffrire all'idea che, oggi, gli abitanti di Burhinyi e di Luhwinja devono recarsi dal Mwami Mubeza, a Kilungutwe, per portargli un cesto di manioca.
Molte famiglie restano senza parenti e gli orfani, abbandonati a loro stessi, si nutrono difficilmente, si vestono con grande pena, sobbalzano di angoscia nel loro sonno, turbato anche solo dal passaggio di un topo. La paura si è impadronita di tutti, avendo i nostri spiriti perso ogni quiete. Per minimizzare i rischi di massacro di tutta la famiglia, i membri dormono in luoghi diversi, in modo che chi è attaccato possa chiamare gli altri in suo soccorso.
La nostra povertà è tale che mendichiamo i vestiti per coprirci, mentre il nostro paese è ricco; la nostra disgrazia è grande!
Tutto questo è il risultato dell'assenza di pace e del deliberato disprezzo dei diritti umani.
In causa: gli Hutu, siano essi Interahamwe, FDLR o Rasta, ma anche alcuni congolesi. Questi uomini, che sono dovunque sul nostro territorio, maltrattano sadicamente gli abitanti, ad ogni ora del giorno e della notte. Se un autoctono semina dei fagioli, all'avvicinarsi il tempo del raccolto, questi "Warugaruga" portano via tutti i prodotti del campo e raccolgono là dove non hanno mai seminato. Abbiamo dato loro questo nome infamante, perché sono nemici della pace e dello sviluppo. Anche se la popolazione non ha più risorse, essi continuano ad esigere da ogni famiglia una quota settimanale: ogni persona adulta deve dar loro cinque carote di manioca o dieci banane mature o degli ananas. Obbligate dalla paura e per l'istinto di conservazione della vita, le famiglie hanno accettato questa umiliazione. Questo cibo deve essere portato da alcune persone là dove abitano gli FDLR. Per una quantità di 50 Kg, si mobilitano cinque giovani. Se gli FDLR giudicano che il contributo è insufficiente, bastonano questi giovani e fanno prigioniero uno di essi, la cui la liberazione sarà ottenuta dopo il pagamento di un riscatto di 100 $.
Questi nemici della pace arrivano di notte, muniti di un elenco dettagliato dei beni della famiglia presa di mira, che già non si stupisce della formula molto conosciuta: “Scegliete la vita o la morte! Dateci tali e tali cose.” Se si resiste, un membro della famiglia è sequestrato e portato in un luogo sconosciuto, per essere sottoposto alla regolamentare tortura. In seguito, la famiglia riceve una lettera, con la abituale formulazione: "Abbiamo vostro fratello. Se volete che ritorni a casa, dateci tanti dollari". Accordano un termine di 24 ore, per riunire e portare il denaro richiesto. Se al pagamento del riscatto, la famiglia si sente dire: "è stato portato in un posto dove voi non potete arrivare", il dubbio non è più permesso: l'essere caro è stato ucciso e, in simile circostanza, il corpo non è mai restituito alla famiglia. Non è raro che i Warugaruga in collera brucino le case delle persone assenti mentre sono ricercate.
In passato, noi scavavamo l'oro e la cassiterite e ciò ci permetteva di
completare i redditi dei campi e dell'allevamento.1 Oggi, cercare l'oro
è un'impresa troppo rischiosa. Ventre affamato non ha orecchi, si dice.
Così, à causa della profonda miseria , alcuni coraggiosi sfidano i divieti,
andando a cercare nella foresta l'oro e altri minerali . Partono da Luhwinja
il lunedì, camminano tre giorni e tre notti prima di raggiungere i siti
minerari, dove non lavoreranno meno di tre settimane e troveranno ciò che
la buona stella avrà riservato loro. Sono obbligati a dare ai Warugaruga,
ogni settimana, una percentuale dei minerali trovati. Alle barriere sulla
strada del ritorno a casa, dovranno rimettere 1 kg su 5. Se hanno fortuna,
lasciano il 10% ad ogni barriera e possono arrivare a Bukavu col resto.
Se gli scavatori trovano una piccola quantità di cassiterite, è meglio per
essi venderla ai collaboratori dei Rasta, che comprano in nome loro a basso
prezzo.
Se uno scavatore non ha la quantità di cassiterite esigita dai Rasta, è ucciso sul posto. Se ha fortuna, è obbligato a trasportare i sacchi del minerale confiscato dai Rasta fino al loro campo. Se l'infelice pesa meno di 50 kg e deve trasportare un carico di 100 Kg, che mal sopporta, i Rasta l'uccidono con uno sparo, non senza dirgli: “Tulipata risasi kwa madollars, lakini wewe utaipata kwa bure”, (Noi abbiamo ottenuto le munizioni pagando dei dollari, ma tu riceverai una pallottola gratuitamente). Fanno la stessa cosa se lo scavatore, trasportando i sacchi, cade a terra due o tre volte. In tutti questi casi, i Rasta abbandonano il corpo, lasciando che lo seppelliscano i seguenti scavatori che passeranno di là. Gli scavatori che ho incontrato hanno visto già quattro o cinque persone uccise in questo modo.
La famiglia di un abitante di Shalashala, nella collettività di Burhinyi, alzò la voce per denunciare l'attacco subito il martedì 7 giugno 2005, all'1 del mattino. Gli assalitori sono ritornati alla ricerca del papà che, grazie a Dio, non aveva passato la notte in casa, ma nella foresta, a causa della paura.
Sua moglie ha detto di aver sentito il rumore dei passi avvicinarsi a lei. Fu svegliata dalle conversazioni in kinyarwanda, swahili, francese e lingala. Ha compreso rapidamente che la sua famiglia stava per essere attaccata una nuova volta. Sono stati tirati degli spari in aria per scoraggiare ogni persona che avrebbe potuto venire in soccorso delle vittime. La mamma ha gridato, ha tamburellato su dei bidoni vuoti, ma nessuno dei parenti o degli amici ha risposto all'allarme. Quando hanno bussato alla porta, la donna, paralizzata per la paura, non è riuscita ad aprire. Allora hanno forzato la porta sfondandola con l'aiuto di una grossa pietra. Senza aspettare, hanno chiesto di vedere il marito. La mamma ha risposto che era partito ed essi le hanno detto: "Ha
avuto fortuna!". Hanno incatenato tutte le persone presenti, cioè la moglie, suo cognato e i quattro bambini. Dalle loro borse, hanno preso un elenco di tutto ciò che si trovava nella casa.
Hanno detto: "Dateci 500 $". Sapevano che, il giorno precedente, la famiglia aveva ricevuto il pagamento della dote della loro figlia. Pur sapendo che la mamma aveva ricevuto solamente 100 $, i Warugaruga hanno esigito 500 $, quattro capre, degli abiti, delle scarpe e due apparecchi radio. Presa dal panico e sentendo vicina la morte, la mamma non sentiva più niente della lettura del lungo elenco delle cose da consegnare.
Hanno detto: "Che non manchi nulla! Se manca qualcosa, vi si ucciderà tutti al posto di suo marito". Allora la mamma ha detto: "Se volete ucciderci, uccideteci pure. Nostro genero ci ha portato solamente un anticipo di 100 $ ed egli ce ne deve ancora 100. Abbiamo ricevuto 4 capre, di cui una l'abbiamo data agli zii e un'altra alle zie di nostra figlia". Allora, hanno preso questo denaro e hanno saccheggiato tutto ciò che si trovava nella casa.
Poco prima delle 6 del mattino, gli ex militari dell'autodifesa, oggi integrati nelle FARDC, sono arrivati e hanno chiesto: "Che cosa è accaduto stanotte?". La famiglia, i vicini di casa e altri abitanti del quartiere, presi da compassione, hanno risposto loro: "Perché ci chiedete di fare rapporto,quando anche voi avete sentito gli spari di armi da fuoco e non avete fatto niente?". Sono, difatti, posizionati a meno di due km dalla casa saccheggiata. E gli abitanti hanno aggiunto: "Già nel mese di aprile, nostro fratello, il figlio di Ntabalirwa, anche lui abitante di Ntondo, è stato ucciso perché difendeva il suo diritto sul suo campo e sul suo allevamento, e voi siete arrivati solamente tre ore dopo, mentre l'uomo era già morto, lasciando sua moglie e sei bambini". Dopo la partenza dei militari, il capo di questa famiglia non dorme più a casa sua, per la paura di essere ucciso.
Questi uomini che ci privano della pace si trovano in numerosi luoghi: Luhwinja, Luduha, Burhinyi, Ntondo, Karhala, Kilungutwe, ecc. E' difficile fare la distinzione tra FDLR, Rasta ed Interahamwe, perché lavorano in collaborazione, ed è per questo che li chiamiamo indistintamente con uno di questi tre nomi. Tra i Rasta si trovano certi individui dalla morfologia tutsi e che lavorano in perfetta collaborazione con gli Hutu del loro gruppo. Si esprimono in molte lingue, come il francese, lo swahili, il mashi e anche il lingala. Solo la pronuncia particolare della "r" tradisce le loro origini rwandesi. Alcuni di loro sono sposati a delle donne di qui e hanno avuto dei figli.
Hanno affermato di conoscere perfettamente tutto l'est del Congo: dalle montagne di Kaziba passando per Burhinyi, Luhwinja, Kitwabaluzi, Kilungutwe, Kasika, Kalambi, Lugushwa, Walikale, Lubutu fino a Kisangani, dato che sono regolarmente permutati.1 Benché i loro accampamenti siano lontani dalla popolazione, essi però, durante il giorno, circolano nel centro del villaggio in mezzo agli abitanti. Questi Hutu possiedono dei telefoni portabili potenti, il cui prezzo rasenta i 500 $. Grazie a questi apparecchi, contattano, in ogni momento, delle persone nel mondo intero. Quando si vuole conoscere la data del loro ritorno in Rwanda, rispondono: "Aliyetuleta humu mu Congo na ni yeye tunachunga oda yake (è sull'ordine di colui che ci ha portati qui nel Congo che partiremo). Se tale ordine ci fosse dato all'istante, potremmo partire immediatamente".
I Rasta non mancano di niente nei loro accampamenti, benché si trovino in piena foresta.
Solo i collaboratori conoscono la posizione dei loro campi e, anche in questo caso, non si fidano molto dei loro amici congolesi. Gli scavatori che cercano l'oro e la cassiterite rivelano che gli elicotteri che vengono dal Rwanda atterrano regolarmente nella foresta di Muhunzi, senza essere capaci però di precisarne il luogo esatto. Infatti, gli scavatori vengono allontani, prima di ogni atterraggio. "Vediamo passare questi elicotteri al disopra delle nostre teste e delle casse attraversare i nostri villaggi, per farle arrivare ad altri gruppi". Le persone che vanno al mercato sono obbligate a trasportarle, senza sapere ciò che contengono. Il ritmo di questi arrivi è di almeno due volte per settimana. Al ritorno, gli elicotteri riportano in Rwanda delle materie preziose.
Sabato 4 giugno 2005, alle 10h30, il capo del gruppo AFDLR del Territorio di Mwenga è arrivato a Luduha e ha convocato una riunione, tenuta a Burinyi e in altri villaggi. Ci ha detto che oramai non ci ruberebbero più niente, perché stanno ritornando in Rwanda, anche se il giorno e l'ora della partenza restano ancora sconosciuti. Ha aggiunto che la responsabilità dei massacri riguarda solamente gli abitanti del luogo che li informano sui beni e le attività degli altri. "Dato che abbiamo un elenco degli oggetti che si trovano in casa vostra, siamo obbligati ad assalirvi. Se continuate a morire, è per l'errore dei vostri propri fratelli. Se vediamo che non avete tale oggetto segnalato, siamo senza pietà e vi uccidiamo sul posto". Dopo, ha aggiunto: "Colui che, tra i nostri militari, violerà una donna sarà ucciso davanti a tutta la popolazione. E se una donna è stata violentata, che venga a dirmelo, uccideremo il colpevole". Le mamme gli hanno risposto: "È impossibile per noi venire da voi per deporre delle denunce. Siamo senza difesa e temiamo delle rappresaglie". Il capo ha rincarato: "Non abbiate paura, sono io il responsabile di tutti gli FDLR nel Sud-Kivu". Ha annunciato che il giorno in cui vedremo passare i "kajorite" (feriti di guerra), comprenderemo che tutti gli altri avranno già attraversato la frontiera. Questo capo, lo conosciamo. Se fa un giro nel quartiere, bisogna dargli qualche cosa, se no ti colpisce. Dopo due ore di discorso, abbiamo avuto il coraggio di dirgli: "Lei è qui di passaggio, mentre noi restiamo. È inutile, dunque, presentarvi i nostri problemi , è meglio che noi facciamo silenzio, Dio solo sa quale sarà il nostro avvenire". La popolazione ha paura di dire la verità davanti al capo. L'anno scorso, tre donne che erano state violentate avevano osato denunciare i loro aggressori. Alcuni giorni dopo, i Warugaruga sono arrivati e, dopo avere chiesto 250 $, hanno torturato queste persone, e hanno ucciso una delle tre donne e due dei loro mariti.
Gli AFDLR fanno parte dell'intorno del Mwami. Nella sua residenza, questi uomini armati si confondono con gli altri lavoratori; lo scortano ovunque vada; mangiano con lui. È egli che li ha chiamati per la sua sicurezza. Si oppone all'entrata nel territorio della società di sfruttamento minerario Banro, perché la precedente, la Sominki, gli aveva offerto un'automobile, un camioncino e molto denaro.1 La madre del Mwami, che si chiama Mwamikazi, avrebbe voluto, al contrario, aprire la strada a Banro. A dire il vero, Justin Mukuba Karhibahaza è solamente Mwami ad interim, in attesa che l'erede al trono raggiunga la maggior età. Ubriaco di potere, Justin non cederà facilmente gli onori e il denaro rubato alla popolazione con l'aiuto dei suoi amici rwandesi. Prima, i militari delle FARDC esigevano una percentuale su ogni quantità di oro, ma ora, l'oro va al Bwami per pagare le numerose persone che vi lavorano. Le miniere dei dintorni devono versare una quota per il mantenimento del Mwami, mentre gli altri subiscono la legge degli Hutu.
I militari delle FARDC (Forze Armate della Repubblica Democratica del Congo, l'esercito nazionale) collaborano con gli AFDLR pur abitando a una certa distanza da questi ultimi. Per distrarre la popolazione, durante la giornata, le FARDC e gli Hutu non sono mai insieme, ma verso le ore 17, vanno insieme ad assicurare la sicurezza della casa del Mwami. Gli elementi di autodifesa sono numerosi, ma non intervengono per mettere fine alla sofferenza della popolazione, i cui appelli al soccorso rimangono sempre senza effetti. Due ore dopo l'attacco, o l'indomani, questa autodifesa che si trovava sul luogo chiese: "Che cosa hanno preso?". Deluse, le persone interrogate tacquero, ma il seguito fu grave: bastonate per tutti. Siamo veramente stanchi di vedere questi uomini della "autodifesa" che non si preoccupano minimamente di arrestare i loro propri fratelli e di controllare nelle loro borse. In occasione di un controllo, introducono una cartuccia nella borsa e lasciano partire la persona. Poco dopo, la fermano di nuovo e l'accusano di sostenere gli FDLR o i Rasta. Se nega, gli prendono con forza la sua borsa e controllano il suo contenuto. Ritrovata la cartuccia, le infliggono delle grosse multe, senza alcuna compassione.
La nostra più grande delusione è di vedere numerose famiglie collaborare con questi ladri. Certi membri di queste famiglie sono obbligati a partecipare ai loro crimini, altri lo fanno volontariamente per piccoli interessi personali che traggono dalla collaborazione. Se una persona è stata attaccata la notte, l'indomani, dei capi passano da lei e l'interrogano, intimidendola: "Che cosa ti hanno rubato?". Non contenti della risposta, chiedono ancora: "Cosa è rimasto?". E nei giorni seguenti, non c'è da stupirsi di vedere altri uomini armati arrivare con l'elenco dettagliato delle cose rimaste, in occasione del misfatto precedente. Se manca anche una sola cosa, si è uccisi senza pietà. I traditori percepiscono una percentuale sui beni segnalati ai nostri nemici. Talvolta li accompagnano, incappucciati o mascherati con degli occhiali scuri. È vero che il nemico del congolese non è altro che suo fratello congolese!
La MONUC viene regolarmente, circa due volte la settimana, con un convoglio da 5 a 10 o 12 veicoli. Parlano con le persone che si trovano al Bwami. Talvolta ci parlano a lungo senza che, tuttavia, la nostra situazione cambi. Interrogano delle persone avare di parole, perché invase dalla paura. Gli AFDLR partecipano a tutte le riunioni che la Monuc tiene al Bwami. La popolazione non sa difendersi. Quando teniamo le nostre riunioni di quartiere, non possiamo parlare liberamente, per timore di essere traditi da quei congolesi che collaborano con gli AFDLR. Non solo forniscono loro l'elenco dei nostri beni, ma si infiltrano anche là dove noi dibattiamo i nostri problemi. Se per disgrazia esce dalla nostra bocca una critica, la riportano subito ai loro datori di lavoro e ne segue una vendetta .
Se qualcuno ha un credito nei confronti di un'altra persona, è saggio non richiedere il pagamento del debito. Recentemente, un uomo, appena uscito da un ricovero in ospedale, è andato a riprendersi le sue ultime due mucche, scampate ai saccheggi e custodite da un conoscente. La notte seguente, questo proprietario è stato ucciso, probabilmente dai Warugaruga inviati dal guardiano stesso. Così, anche se sa molte cose, a causa della paura di subire delle conseguenze, la popolazione tace ed è così che continua a subire stupri, saccheggi e maltrattamenti. In queste condizioni, a chi potrebbe fare rapporto? La persona a cui ci affidiamo potrebbe essere il loro amico e saremmo persi. I loro collaboratori si trovano anche a Bukavu e, per questo, temiamo di andare negli uffici dei difensori dei diritti umani, dove essi spierebbero tutte le nostre entrate, quando non si troverebbero addirittura seduti in quegli uffici… Viviamo nell'insicurezza perfettamente organizzata dunque e senza soccorso. A parte Dio, non abbiamo pastore.
Stanchi delle nostre sofferenze e convinti, di conseguenza, che la pace è la cosa più importante per l'uomo, il pilastro senza cui nessun progresso è possibile, noi, abitanti di Luhwinja e di Burhinyi chiediamo:
Che le Autorità del paese vedano come agire, affinché il nostro paese ritrovi rapidamente la pace.
Che rinviino i Warugaruga a casa loro, se necessario anche con la forza, senza aspettare che lo decidano loro stessi.
Senza la pace e la sicurezza, saremo esclusi dalle elezioni che, come per tutti gli altri congolesi, sono un nostro dovere. Non vogliamo discorsi demagogici da parte dei candidati che non cambiano in nulla la nostra situazione.
Che le FARDC custodiscano la popolazione e i suoi beni, che non vendano il nostro paese per un denaro che non dura ma che passa.
Che la MONUC applichi il capitolo 7° della Carta dell'ONU (che la obbliga a proteggere le popolazioni civili in pericolo) faciliti, senza mezzi termini e senza condizioni, il ritorno in Rwanda degli Hutu in generale, cioè di tutti questi Rasta, Interahamwe, AFDLR ed altri FDLR che continuano ad opprimerci. Loro hanno il loro paese e noi abbiamo il nostro.
Se delle nuove strategie non sono adottate dalle diverse istituzioni, per riportare la pace nella nostra provincia, la popolazione potrebbe vedersi obbligata a incaricarsi essa stessa della sua sicurezza. Ma che sarebbe allora il nostro paese? Che cosa diventerebbe lo stato? Ho parlato superando la mia paura, perché sono convinto che se continuiamo a soffrire, è a causa della paura che ci blocca, e noi rischiamo di morire tutti. Vi ringrazio della vostra attenzione, nello stesso momento in cui vi chiedo e supplico di operare, con tutti i mezzi possibili, per cambiare lo stato attuale della nostra contrada. Abbiamo perso ogni speranza di vivere. Come dice un proverbio: "Shida haina adabu, leo ni kwangu ila kesho ni kwako", cioè, nessuno è condannato eternamente alla sofferenza che passa, senza misericordia, da una persona a un'altra.
